Scrive lo studioso americano Mc. Govern:

"I nostri antenati del Paleolitico devono aver visto uccelli mangiare ghiottamente l’uva fermentata".

Ciò avrà spinto qualche uomo più intraprendente sulla via che porterà, attraverso varie tappe, al prodotto che noi oggi conosciamo.

Le risultanze archeologiche dimostrano che la coltivazione della vite nacque nel vicino Oriente, nell’area collinosa della Mesopotamia settentrionale circa alla metà del IV millennio a. C. e da lì si diffuse in Egitto, Creta e poi tutto il Mediterraneo. Infatti nel secondo millennio a. C. (2000 a. C) ormai in tutti i Paesi bagnati dal mare mediterraneo si consumava vino, anche se era un

prodotto piuttosto costoso. Dice Mc. Govern: "I geroglifici che significano uva- vino- vigna- sono presenti in Egitto già dal 3100 a. C. e otri di vino vennero depositati nelle Tombe dei Faraoni".

Otri di vino addirittura sono stati trovati nella Tomba del I° Faraone “ Re Scorpione” ad Abido, risalente al 3150 a. C. Del resto le vigne compaiono nei dipinti di moltissime tombe egiziane. I re hittiti ( XV - XIV sec. a. C.) benedicevano un fatto o un guerriero spargendo vino, come fosse sangue e il re Suppililimna inventò il detto: "mangia, bevi e sii felice".

Il re Assiro Assurbanipal III alcuni secoli dopo si vantò di aver irrigato le pance dei suoi sudditi con 10000 otri di vino, per l’inaugurazione della sua capitale. Ma in tempi più vicini a noi ricordiamo che i Greci avevano un dio del vino Dioniso, le cui feste Dionisiache pare fossero feste del vino novello. I Romani chiamarono Bacco il loro dio del vino, che appariva coronato di tralci di vite e grappoli d’uva. E persino nella Bibbia il vino è accostato a Noè".

Per quello che riguarda l’Abruzzo, la vite compare nella nostra terra nel VII secolo a. C. al tempo degli Etruschi. Lo storico greco Polibio di Megalopoli, vissuto tra il 210 e 125 a. C., cita il vino prodotto oltre il territorio degli Umbri e dei Piceni, a ridosso della costiera adriatica.

Il vino abruzzese fu apprezzato per tutta la durata dell’Impero Romano, ma con le invasioni dei Barbari la coltivazione della vite fu abbandonata. Essa rinacque con i frati Benedettini che vennero nella nostra regione nel VII secolo d. C. successivamente, a partire dal ‘500, troviamo citato il vino abruzzese in molte opere letterarie.

Anche il viaggiatore e scrittore inglese Edward Leor nel racconto dei viaggi che fece in Abruzzo fra il 1843 e 1844, celebra la bontà del nostro vino. Infatti un clima generalmente mite e distanze, relativamente brevi, in ogni zona fra mare e montagne, che garantiscono piogge, sole, vento e il giusto grado di escussione termica, sono elementi ideali per la coltivazione della vite.

Oggi i vitigni coltivati sono prevalentemente il Montepulciano d’Abruzzo (circa il 45%) i Trebbiani e il Sangiovese. Vi sono inoltre alcuni vitigni introdotti da poco, come Chardonnay, Pinot, Cabernet Savignon, e alcune altre Varietà autoctone come la Cococciola, la Passerina, il Monsonico, la Malvasia e il Moscato.

Il 18% della produzione è costituito da vini D.O.C., come il Montepulciano D’Abruzzo. Questo viene coltivato nelle migliori zone vinicole fino ai 500 mt. d’altitudine; ha un colore rosso rubino intenso, con sfumature violacee. Le uve Montepulciano d’Abruzzo, vinificate con fermentazione senza le bucce, danno il Cerasuolo, un altro D.O.C., dal colore rosso ciliegia.

Vi è poi il Trebbiano che è un ottimo vino bianco di color giallo paglierino, odore gradevole, delicato profumo, sapore asciutto, vellutato e armonico.